Conservare le castagnete da frutto tradizionali? I giovani, il legame con il proprio territorio e la possibilità di fare “rete” risultano essere gli elementi più valorizzanti

Come ormai viene spesso riportato dalle statistiche, la produzione di castagne e la superficie destinata al castagneto da frutto in Italia ha vissuto e sta vivendo una contrazione significativa. L’abbandono nelle zone montane e l’intensificarsi di patologie tradizionali e di nuova introduzione, rappresentano le cause principali.

Nonostante tutto ciò, esistono elementi incoraggianti che fanno si che il recupero e la conservazione delle castagnete da frutto sia comunque una realtà ancora presente in molte aree d’Italia.

Ricercatori italiani hanno recentemente pubblicato un interessante studio a carattere scientifico condotto nell’Appenino Modenese. Gli studiosi hanno intervistato un numero significativo di castanicoltori di diverse fasce di età e con diversi tipi di occupazione, esplorando la loro attitudine al mantenimento e cura delle castagnete, oggetto di una lunga tradizione storica nell’area interessata dallo studio.

I risultati della ricerca dimostrano come il principale conduttore motivazionale alla conservazione e mantenimento delle castagnete tradizionali esistenti risulta essere la passione e l’attacamento al proprio territorio, alla propria cultura e tradizione familiare. Tale fattore è risultato essere predominante nelle fasce più giovani degli intervistati.

Fattori esterni di difficoltà come l’acutizzarsi di patologie o le condizioni ambientali avverse, influiscono sulla motivazione ma sono anche elemento per dimostrare come iniziative condivise di lotta ai patogeni (progetto BIOINFOCAST contro la vespa cinese) o di scambio di informazioni con esperti e istituzioni del settore, aiutano ad affrontare le sfide e a confrontarsi per migliorare.

Per contro il fattore della remunerazione economica risulta non essere l’elemento conduttore principale delle scelte del castanicoltore che si deve confrontare con una redditività non all’altezza degli sforzi. In questo senso iniziative di contributo europee e/o regionali (PSR) svolgono un ruolo importante anche se non bastano.

Secondo gli autori della ricerca, stiamo vivendo una transizione verso una nuova esigenza, più contemporanea, nella quale la castanicoltura e i suoi prodotti (non solo castagne e marroni) devono essere visti come fattori di integrazione all’attività agricola e devono inserirsi in iniziative di marketing, comunicazione e valorizzazione che siano inclusive anche di iniziative legate allo sviluppo del turismo locale. Dunque la passione, intesa come sopra descritto, non basta da sola ma può sicuramente rappresentare la spinta per un rinnovamento della castanicoltura aperta alle nuove sfide sempre più basate nell’opportunità di fare rete e interscambio di idee, iniziative e informazioni.

I risultati di questa ricerca ci fanno riflettere anche come produttori di Marrone di Rivalto nelle Colline Pisane. Come i nostri vicini modenesi siamo spinti alla coltivazione del castagno, principalmente dalla passione e dal legame con il nostro territorio e la nostra cultura. Tuttavia viviamo anche una fase nella quale le aziende agricole non sono ormai numerose e molti castanicoltori di Chianni e Rivalto o non sono agricoltori a titolo principale o sono titolari di aziende agricole a conduzione familiare nelle quali la presenza di giovani che potrebbero condurre dei cambiamenti, sono assenti o non sono protagonisti attivi. La conseguenza è che spesso i fondi disponibili come quelli del PSR o non vengono richiesti per le trafile burocratiche o perchè non sono accessibili a chi non è imprenditore agricolo. Proprio perchè, come emerge dallo studio, la tutela del territorio prevale sulla remunerazione economica del singolo produttore, sarebbe auspicabile che i fondi erogati utilizzabili nella conservazione e nel recupero delle castagnete tradizionali, fossero gestiti a livello di Comuni o di enti organizzati, specie in realtà piccole come quella del Comune di Chianni.

Nonostante questa difficoltà a far confluire fondi da finanziamenti comunitari o regionali tra i produttori di Marrone di Rivalto, il Comune di Chianni negli ultimi tre anni si è reso protagonista nel progetto BIOINFOCAST e ha sostenuto iniziative di scambio e di formazione tra i produttori con l’intervento di esperti riuscendo a mantenere alto l’interesse e la motivazione. Allo stesso tempo l’Associazione Amici di Rivalto ha continuato ad ottenere un successo di partecipazione all’annuale appuntamento della Sagra del Marrone.

Nel condurre le attività locali a sostegno dei castanicltori, troviamo, nelle Associazioni Nazionali come l’Associazione Nazionale Città del Castagno e il Centro Studi Documentazione sul Castagno, quella capacità di fare “rete” e di interscambio che è spesso per noi fonte di ispirazione di iniziative e di informazione interpretando molto bene le sfide per il cambiamento auspicate dagli autori dello studio.

Per chi volesse approfondire si riportano i riferimenti dell’articolo pubblicato in merito allo studio citato nella presente nota:

Pezzi G., Lucchi E. Maresi G., Ferretti F. Viaggi D., Frascaroli F. (2017). Abandonment or survival? Understanding the future of Castanea sativa stands in function of local attitude (Northern Apennine, Italy). Land Use Policy 61: 564-567. 

 

Giacomo Costagli

www.marronedirivalto.it